Tra ieri e oggi (sabato e domenica) tre autorevoli analisti dell’opinione pubblica hanno pubblicato alcuni dati di recenti sondaggi sul gradimento del governo Conte 2 e dei leader politici. Al di là di piccole differenze, in qualche caso prive di significatività statistica, Nando Pagnoncelli sul Corriere, Ilvo Diamanti su Repubblica e Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore concordano nel ritenere che soltanto pochi elettori nutrono fiducia nella capacità del governo di arrivare a fine legislatura (2023): 15% per Pagnoncelli, 22 per Diamanti, 25 per D’Alimonte. La maggior parte degli intervistati pensa che il governo sia destinato a durare pochi mesi o tutt’al più un anno.

Anche la rilevazione sul gradimento del governo concorda nella direzione: i sostenitori di questo governo sono in numero inferiore a quelli che mostravano apprezzamento per il governo precedente (l’indice di gradimento scende di circa 10 punti percentuali). Com’è ovvio, considerando gli ultimi dati dell’orientamento di voto (una coalizione di centrodestra a guida Lega si avvicinerebbe al 50% dei consensi) e quindi un gradimento più diffuso per i partiti che oggi sono all’opposizione, rispetto al voto registrato nelle politiche di poco più di un anno fa. Discorso a sé per il Presidente del Consiglio, che perde consensi rispetto a quando guidava la precedente coalizione ma al tempo stesso recupera dai minimi raggiunti a fine agosto.

Un paio di citazioni, di passaggi che meritano di essere trasmessi.

Pagnoncelli: “Conte ha preso l’impegno di un lessico più sobrio e rispettoso. Si tratta di un cambiamento assai importante perché negli ultimi anni il linguaggio ‘forte’ è andato per la maggiore, incontrando il favore di una larga parte di cittadini e ha favorito processi di identificazione con i politici che lo hanno adottato. Forse è questa la sfida più difficile, perché la decantazione del clima aggressivo richiede un sussulto di resipiscenza dei cittadini”.

Diamanti: “Così, più degli amici contano i nemici. E più del ‘consenso’ diventa importante il ‘dissenso’. Un sentimento che spiega il ‘successo’ di Matteo Salvini e della ‘sua’ Lega. Alimentato non solo – e non tanto – da chi ne sostiene i propositi, i progetti. Da chi ne approva i valori. I sentimenti. Ma da chi ne raccoglie e moltiplica i ri-sentimenti. All’inseguimento, continuo, di nemici e paure. Con lo sguardo rivolto all’indietro e intorno, piuttosto che in avanti. Mentre gli altri ‘capi’ sembrano impegnati, perlopiù, a misurarsi con lui. […] Matteo Salvini, d’altronde, interpreta questo ruolo con determinazione. […] Nella parte del ‘nemico dei nemici’. Degli italiani. Gli stranieri. L’Europa dei burocrati. In nome della ‘sicurezza’.”

D’Alimonte: “…il quadro che emerge da questa rilevazione evidenzia una opportunità per i vertici dei due partiti e per il paese. […] Tra i due partiti esiste oggi la possibilità di gettare le basi di una vera svolta. […] Eppure invece di assecondare questa prospettiva politica che assicurerebbe al paese un minimo di governabilità pare che i leader di Pd e M5S si preoccupino di manipolare ancora una volta le regole del gioco e reintrodurre un sistema elettorale proporzionale che è l’esatto contrario di quello di cui il nostro paese ha bisogno in questa fase storica così tormentata”.

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