Mettiamo il voto di ieri in prospettiva. Le ultime tre consultazioni a livello nazionale hanno visto prevalere nettamente tre diverse forze politiche: alle europee 2014 il PD di Matteo Renzi con il 40%, alle politiche del 2018 il M5S di Luigi Di Maio con li 32%, alle europee del 2019 la Lega di Matteo Salvini con il 34%.

Tra le europee di 5 anni fa e le politiche dell’anno scorso si sono dimezzati i consensi per il PD, che ieri ha recuperato qualcosa. I voti al M5S si sono dimezzati in un anno, dal 4 marzo 2018 al 26 maggio 2019. La lega sembrava destinata a scomparire cinque anni fa e oggi è il primo partito con uno scarto di 12 punti percentuali sul secondo.

La politica non è più identità, non è più scelta di campo, non è più investimento per il futuro: è consumo, è intrattenimento. Volatile, effimero, volubile. Un’evoluzione ben descritta da Habermas già nel 2006. Cito da L’economia percepita:

Scriveva nel 2006 Jürgen Habermas che «con riferimento alla colonizzazione della sfera pubblica da parte degli imperativi commerciali, qui intendo semplicemente la ridefinizione della politica nei concetti tipici di un mercato. […] i temi del dibattito politico vengono assimilati e assorbiti dalle modalità e dai contenuti dell’intrattenimento. accanto alla personalizzazione, la drammatizzazione dei fatti, la semplificazione di materie complesse e l’accesa polarizzazione dei conflitti promuovono la privatizzazione dello spazio pubblico e uno stato d’animo orientato all’antipolitica». L’evoluzione del rapporto tra politica, istituzioni e informazione, così come descritta da Habermas e come abbiamo fin qui tentato di rappresentare, è storia, non è un destino: non è detto che si debba proseguire su questa strada. Lasciare che le cose accadano senza l’impegno a governarle è esattamente l’errore compiuto dalle classi dirigenti quando hanno smesso di essere tali. Affinché soluzioni innovative di rilegittimazione delle nostre democrazie possano funzionare sono necessarie alcune condizioni. Tra queste, un’industria dell’informazione sufficientemente indipendente tanto dal potere politico quanto dal potere economico, dotata della capacità di autogovernarsi. e poi la capacità del sistema politico di acquisire feedback dai cittadini: «La politica e la sfera pubblica più in generale necessitano dei contributi dei cittadini che danno voce ai problemi della società e che reagiscono alle questioni elaborate dalle élites». Ma ancora una volta rischiamo di trovarci in un circolo vizioso, perché la deprivazione sociale e l’esclusione culturale impediscono di prendere parte alla comunicazione pubblica, ai modi e ai contesti della mediazione tra politica, istituzioni e cittadini.

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