Sergio Bramini è un imprenditore brianzolo assurto agli onori della cronaca quando Le Iene hanno raccontato la sua storia. Anzi: la loro versione della sua storia. Quella di un imprenditore messo in difficoltà a causa di crediti vantati nei confronti dello Stato, il quale non avrebbe pagato i propri debiti, determinando così il fallimento dell’azienda. Epilogo della storia: poiché Bramini era divenuto a sua volta debitore dello Stato per il mancato pagamento di contributi e imposte, la casa gli viene confiscata. Morale della storia: lo Stato inefficiente e cattivo affama l’imprenditore e quando questo non può più onorare i sui impegni, lo Stato stesso lo butta sul lastrico. Lato mediatico della storia: una valanga di articoli e una cascade di post sulle piattaforme digitali ad alimentare indignazione e rabbia. Lato politico della storia: i leader di Lega e M5S vanno a trovare la vittima dello Stato cattivo. Finale della storia: nominato Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio gli conferisce il 28 luglio 2018 l’incarico di Consigliere (incarico annuale da 46.800 euro).

Una nuova versione della storia è stata scritta dal CSM, che ha voluto verificare il comportamento del giudice del locale tribunale indicato da Le Iene come colpevole di un comportamento ottuso e persecutorio, in quanto ostile alle ragioni dell’imprenditore e al suo status di vittima. Ne aveva scritto qualche giorno fa il sito pianetagiustizia.it e oggi La Stampa ha riportato ampi stralci del documento. Questa versione è molto diversa da quella “indignata” raccontata dalla trasmissione di Italia1: l’imprenditore avrebbe contratto debiti prima dei mancati incassi dei suoi clienti del settore pubblico e successivamente il suo comportamento sarebbe stato censurabile per varie ragioni che si possono leggere nell’articolo di Giuseppe Salvaggiulo e in questa sintesi di HuffingtonPost.

Quello che però ancora non viene messo in luce è un dettaglio che può apparire come pedanteria ma invece è sostanziale: l’impresa di Bramini non vantava crediti verso “lo Stato” (espressione con la quale si intende un perimetro circoscritto ai ministeri e alcune altre amministrazioni centrali) bensì verso alcune amministrazioni locali, e consorzi o imprese partecipate da amministrazioni pubbliche locali. Questa distinzione è importante perché permette di individuare responsabilità che, altrimenti, restano sfumate e il cittadino che legge queste storie ha la sensazione di un ambito di indefinitezza destinato a lasciare soltanto frustrazione.

Sarebbe utile invece un’inchiesta giornalistica (o un approfondimento delle autorità) sulla filiera di responsabilità specifiche che favoriscono la concentrazione di debiti impagati o pagati in ritardo nelle pubbliche amministrazioni locali e ancor di più il fenomeno di consorzi partecipati da enti locali che finiscono spesso in dissesto lasciandosi dietro una scia di “danni collaterali”.

Un pensiero riguardo “Caso Bramini: comunque va spiegato chi è il debitore

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